mercoledì 25 novembre 2015

沖田総司 - Okita Sōji

Kumichō - capitano della prima squadra e maestro di kenjutsu della Shinsengumi.
(弘化元年 estate 1844 – 慶応4年5月30日 19 luglio 1868) 




Nasce 沖田宗次郎藤原春政 Okita Sojirō Fujiwara no Harumasa (prima di partire per Kyōto cambiò l'imina da Harumasa a Kaneyoshi) a Edo, da un’antica famiglia di samurai al servizio del clan Shirakawa (proveniente dal nord di Honshū, odierna zona di Fukushima), suo padre era Okita Katsujiro. Rimane orfano di entrambi i genitori quando è ancora molto piccolo (prima dei 4 anni) e da allora è la sua sorella maggiore Mitsu a occuparsi di lui. Mitsu era sposata con un uomo che venne adottato dalla famiglia Okita, con il nome di Okita Rintarō e per poterlo sposare, viene a sua volta adottata da un'altra famiglia, anche se solo di nome (non fu, in sostanza, una vera adozione, poiché continuò a vivere a casa propria): nel suo caso si trattava della famiglia Kondō. La seconda sorella, Kin, si sposò con un samurai.

Inizia molto presto (9 anni) a frequentare il dōjō del terzo maestro della Tennen Rishin-ryū, Kondō Shūsuke. A quel tempo Kondō Isami era già stato adottato dalla famiglia Kondō e faceva già parte dello Shieikan come capo istruttore. Okita mostra da subito di essere un vero prodigio: a 12 anni sconfigge un istruttore di kenjutsu; brucia le tappe e raggiunge un livello da maestro prima dei vent’anni, diventando capo istruttore (jukutō) dello Shieikan a 18-19 anni, ruolo che ricoprirà anche nella Shinsengumi. Segue Kondō al Rōshigumi e alla Shinsengumi, per la quale è maestro di kenjutsu insieme a Nagakura e Saitō. Nel 1865 Kondō lo nomina suo successore come quinto maestro della Tennen Rishin-ryū. Il suo livello di abilità con la spada è tale, che la sua tecnica ha una vera e propria firma, un colpo particolare chiamato Mumyō ken 無明剣 (letteralmente "spada senza luce", per esprimere la velocità con cui il colpo viene sferrato, senza che la lama abbia neppure il tempo di emettere un riflesso della luce) o sandanzuki 三段好突き, colpo in tre tempi/fasi, poiché nel tempo necessario a sferrare un solo colpo, colpisce l'avversario in ben tre punti diversi.


Un evento degno di nota nella sua vita accade durante il celebre Ikedaya Jiken: Okita si trova a combattere da solo al piano superiore del negozio e una volta sconfitti i nemici collassa. Mentre alcuni ritengono sia stato un primo segnale dell'imminente malattia, la teoria più accreditata è che abbia semplicemente avuto un malore, magari un calo di pressione, a causa del caldo intenso. Okita mangiava poco e spesso non finiva i pasti per andare ad esercitarsi, inoltre da bambino contrasse il morbillo e questo probabilmente indebolì il suo sistema immunitario, rendendolo poi così anche più vulnerabile e predisposto a contrarre la malattia.

Ad un certo punto Okita inizia a stare male e gli viene diagnosticata la tubercolosi. La malattia limita molto la sua partecipazione alle attività e alle campagne della Shinsengumi; le sue condizioni peggiorano nell’autunno del 1867, quindi già prima della battaglia di Toba-Fushimi.

Si ritira in un primo tempo a Osaka, sotto le cure del dottor Matsumoto e in seguito torna a Edo insieme agli altri e si ritira a Imado Jinja (non lontano da Asakusa), che all'epoca fungeva da ospedale, dove muore nell'estate del 1868 (慶応4年5月30日 - 19 luglio 1868).


Il suo carattere viene descritto come quello di una persona molto gentile, garbato, molto ben educato, pronto allo scherzo e sempre sorridente, ma anche estremamante severo e poco paziente come istruttore, tanto che gli allievi ne erano terrorizzati. In particolare, viene descritto come molto affettuoso con i bambini con cui si tratteneva spesso a giocare. Nutre un affetto molto profondo per Kondō e lo venera come un padre: per lui darebbe la vita; prova un affetto altrettanto profondo per Yamanami "Sannan", che chiama "fratello". Mentre in Hakuōki lo vediamo straziato dal dolore per la morte di Kondō, nella realtà muore senza sapere del destino toccato al suo grande amico.>

Si dice che anche durante il periodo della malattia e fino alla morte non abbia mai perso il sorriso e questo è uno dei motivi per cui la sua figura suscita ancora molta ammirazione in tante persone.


Luoghi, eventi e monumenti a lui dedicati:
Poiché non era proprio uno dei capi, la sua figura ha forse minore risonanza, almeno a giudicare dalla quantità esigua di luoghi o manifestazioni che ne celebrino la memoria.

Okita è sepolto, insieme alla sua famiglia, nel tempio di Senshō-ji a Tōkyō, ma la sua tomba è visitabile solo un giorno all'anno, a giugno, tra il 20 e il 25, ma la data cambia ogni anno, solitamente di domenica.

Queste sono alcune fotografie di Okita, in una è insieme a Kond
ō-san.










Posto alcune immagini relative al tempio che lo ospitò nella fase finale della sua vita e alla sua tomba 



Questo è Imado Jinja





Questo è Senshō-ji Ingresso al tempio:





La tomba di Sōji è quella con il tettuccio in legno:





Si sono fatte speculazioni su quale fosse il suo vero rapporto con Hijikata; alcuni hanno detto che avessero un rapporto fraterno, altri fanno notare come non ci siano riferimenti o testimonianze certe in nessun senso, come ci sono nel caso del suo rapporto con Kondō e Yamanami. 


Come sempre in questi casi, quando cioè non ci si può riferire alla fonte diretta, non sapremo mai come stessero realmente le cose.

Io stessa non so cosa pensare, nonostante le cose lette. Mi baso quindi sulle cose viste.

Questa è una lettera (conservata a Hino nel museo di Satō Hikogorō, ma che io ho potuto vedere durante la mia visita al Museo Ryōzen Rekishikan, quando era in corso una mostra sull'incidente di Ikedaya e questa lettera era esposta insieme ad altri articoli).





Si tratta di una lettera che Sōji scrisse a Satō Hikogorō, il cognato di Hijikata, per comunicargli della morte di Yamanami. Nella lettera, quando parla di Hijikata, Sōji scrive Hijikata-kun. L'uso di questo suffisso e il fatto stesso che scrivesse al cognato di Hijikata mi fa pensare che il loro rapporto fosse piuttosto stretto. Se poi andassero d'accordo o meno, questa è un'altra storia, che proprio non possiamo sapere! Certo... andare d'accordo con l'oni no fukucho non doveva essere facile, tanto meno per un animo sensibile come Sōji... :P (-> questa non è la mia opinione, ma un fatto testimoniato).



 

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Non so davvero come ho fatto a scrivere questo post rimanendo così neutrale... spero lo apprezziate^^

Vorrei riempirlo di cuori e baci da qui in giù, ma credo che mi frenerò ancora... >.< 

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