sabato 2 gennaio 2016

お正月 Il bellissimo Capodanno giapponese

お正月 O-Shōgatsu, ovvero il primo mese dell'anno.



Il Capodanno è per i giapponesi la festa più importante dell'anno.

Il motivo di questa importanza, e la ragione in cui risiede l'origine di tutta la simbologia e iconografia giapponese legata a questa festa, è da ricercarsi nel vecchio calendario giapponese, il kyuureki, che seguiva le fasi lunari (come il calendario cinese), per cui le stagioni e i mesi avevano delle date diverse da quelle che noi abbiamo convenzionalmente fissato per il nostro sistema datario del calendario gregoriano.
Il Capodanno segnava in Giappone non solo l'inizio del nuovo anno, ma anche quello di una nuova stagione, la primavera, con la quale, appunto, si entrava nel nuovo anno lunare e nell'anno astrologico di uno dei 12 segni dell'oroscopo cinese, che avrebbe dominato tutto l'anno (a differenza dei nostri che sono sempre dodici, ma uno per mese praticamente).
Molta della simbologia del Capodanno giapponese è quindi legata alla primavera e per questo i fiori che si trovano in quel periodo (tenete conto che parliamo di inizio primavera, non primavera inoltrata) caratterizzano le illustrazioni e le decorazioni. L'inizio dell'anno e quindi l'arrivo della primavera secondo il kyuureki cadeva sempre tra la fine di gennaio e quella di febbraio, quando ancora fa freddo, ma iniziano le prime fioriture che annunciano che la piena primavera e il ritorno a temperature miti è ormai vicino.
Questi temerari fiori sono i crisantemi (菊 kiku), che sono in fiore da novembre, e i vari tipi di camelia, tra cui la 椿 tsubaki, fiori che iniziano a sbocciare a dicembre e rallegrano il paesaggio invernale con la loro elegante bellezza fino all'arrivo della primavera e il ritorno di luce e colori che l'accompagnano. Infine ci sono loro, i primi fiori primaverili, i fiori di ume. L'ume è una pianta della famiglia dei ciliegi, dei prugni, degli albicocchi e dei peschi, ma da tutti si distingue, pur rassomigliando maggiormente all'albicocco tra tutti. 

Quando gli ume sono in fiore si sa che la primavera è davvero alle porte, una questione di poche settimane, e con il suo arrivo sbocceranno poi le nuvole di ciliegi. 



Gli ume, solitamente, iniziano a sbocciare a fine febbraio-inizio marzo per raggiungere a metà marzo l'apice della fioritura. Si distinguono chiaramente dai fiori di ciliegio sia per l'aspetto del fiore che per il metodo di fioritura: non si distribuiscono sugli alberi a grappoli formando nuvole di fiori, ma più parsimoniosamente sbocciano in piccoli gruppetti, molto attaccati al ramo che è adornato in modo apparentemente più scarno. A differenza dei sakura, però, gli ume presentano una gamma di colori che comprende il rosa scuro e il rosso, ma soprattutto avvolgono l'aria del loro meraviglioso profumo. Un'esperienza veramente indescrivibile!
In particolare, gli ume più amati sono i bianchi e i rossi. Gli ume bianchi sono tradizionalmente usati nella poesia e letteratura come termine di paragone per il colore della pelle: sentirsi dire che si è bianche come uno shiraume è il complimento più grande che una donna (ma anche un uomo) possa ricevere. Gli ume rossi (kōbai) oltre a spiccare tantissimo nel paesaggio, hanno un colore che è fonte di ispirazione per tanta arte, per la colorazione dei tessuti e la produzione di cosmetici (anche anticamente).

Altre piante fondamentali nella simbologia del Capodanno sono il pino e il bambù, utilizzati nella composizione del 門松 kadomatsu, che solitamente si colloca all'ingresso di una casa o di un tempio o altro edificio. 





Questa è la porta di Sanzen-in a Ohara, Kyōto, adornata da kadomatsu per questo Capodanno


In particolare, i tre tronconi di bambù rappresentano il paradiso, la terra e l'essere umano, mentre il pino, una pianta sempreverde, è simbolo di longevità e resilienza e per questo molto apprezzato dalla cultura giapponese e nei giorni del Capodanno ospiterà le 年神様 (Toshikamisama), divinità del nuovo anno, che fanno visita alle case e per le quali si approntano altari con offerte di cibo e decorazioni.

Non a caso, infatti, uno degli animali che compaiono nelle decorazioni del Capodanno è la gru, ovvero l'uccello simbolo (insieme alla tartaruga) di longevità. Questo è un tema particolarmente caro ai giapponesi, come ho appena detto, e infatti quando di recente ero a Kyōto e mi trovavo in un tempio per comprare dei nuovi omamori, vedevo che tutti chiedevano l'omamori della longevità^^ (in quello di quel tempio, peraltro, erano raffigurate proprio una gru e una tartaruga, ne ho presi due anche io^^).
Immancabile c'è poi il gatto, o meglio, il maneki neko, in entrambe le forme, bianco o nero e con la zampina destra alzata oppure quella sinistra (queste differenze hanno ovviamente significati differenti).
Il pesce rosso è simbolo di ricchezza e fortuna e quindi è quasi sempre presente nelle decorazioni.
Ovviamente, a farla da padrone è poi l'animale del segno zodiacale di turno per quell'anno. Questo sarà l'anno della scimmia e vediamo quindi tante scimmie nei biglietti e nelle decorazioni di questi giorni.


In queste immagini potete vedere i tanti simboli usati nelle decorazioni (飾り) del Capodanno giapponese


Tutte hanno significati che variano tra la salute, la longevità, la prosperità, la fortuna.
La daruma, la bambola rossa, rappresenta gli obiettivi che ci poniamo e ci aiuta a rimanere concentrati su di essi per realizzarli. Il ventaglio rappresenta la distribuzione dei semi, con richiamo non solo alla prosperità, ma anche alla propagazione della propria discendenza.


Le decorazioni che adornano negozi, strade e case, si chiamano お正月飾り O-Shōgatsu Kazari e oltre al kadomatsu, comprendono anche lo 注連縄 shimenawa, una decorazione fatta con una corda di fibre di riso che adorna un piccolo altare con offerte alle divinità; spesso lo si trova anche in versione "volante", appeso dal soffitto.
 

 Lo  注連飾り shimekazari è la decorazione per le porte

e può avere forme diverse, questa è una abbastanza tipica.

Mentre il  床の間飾り tokonoma kazari adorna l'alcova della stanza con tatami nelle case moderne o comunque il takonoma di una qualunque casa



solitamente vi si colloca il 鏡餅 kagamimochi

Le bacchette e altri piccoli oggetti sono confezionati con la carta delle celebrazioni e dei regali ufficiali. Anche le bacchette sono speciali a Capodanno, con la punta su entrambe le estremità, per permettere anche alle divinità di mangiare, utilizzando le punte non usate dai commensali.


Tra i riti che si celebrano in occasione di questa festa c'è poi, ovviamente, il ricordo dei defunti e l'offerta alla divinità. Per loro si appronta un piccolo altare con del cibo e soprattutto l'immancabile piramide di kagamimochi con un agrume in cima (in tempi moderni si mette il mandarino, ma anticamente si utilizzava un agrume locale, il 橙 daidai, un'arancia amara). La forma rotonda del mochi richiama la forma dello specchio di Amaterasu (da cui kagamimochi), che riportò la luce nel mondo (dopo un lungo periodo in cui la dea del sole visse nascosta facendo calare le tenebre), così come la primavera riporta la luce dopo l'oscurità invernale.

Infine, questa è probabilmente la parte più giapponese della festa, compaiono tanti dei giochi tradizionali giapponesi che hanno la loro origine nella lontana epoca Heian. Tra questi il kemari, una sorta di calcio giapponese, rappresentato nelle decorazioni dal 手鞠 temari, la palla, l'hanetsuki, una specie di badminton giocato prevalentemente dalle ragazze, rappresentato dalla 羽子板 hagoita, la racchetta finemente decorata, la 独楽 koma trottola e poi spesso anche gli aquiloni. Il perché della presenza dei giochi è molto semplice: sono giochi che si praticavano in occasione del Capodanno già in antichitaà; con l'arrivo della primavera passa il freddo e diventa più semplice e piacevole intrattenersi fuori a giocare (l'attività all'aria aperta era, e ancora è, nonostante gli otaku hikikomori e un po' di pigrizia diffusa in questi tempi, parte fondamentale della vita di un giapponese).

La cucina. Per Capodanno si preparano dei piatti speciali e specifici in un insieme chiamato お節料理 O-Sechi ryōri e anch'essa risale all'epoca Heian, quindi è una tradizione antichissima e pensata e assemblata per soddisfare le divinità. Si tratta di un insieme di piatti e ingredienti che hanno tutti un significato, in generale augurale (molti hanno a che vedere con la longevità o la salute, i valori più importanti per i giapponesi) e di buon auspicio per il nuovo anno. Tra gli ingredienti immancabili ci sono i le isu ebi, delle aragostine, e i gamberi, le uova di aringa (carinissime sfere arancioni^^), i fagioli neri e il tai (il pagello), le radici di loto, l'alga konbu.

 Oltre ad essere una cucina raffinatissima e delicatissima, l'O-Sechi ryōri è anche una vera festa per gli occhi


 
ma soprattutto sulla tavola di Capodanno non può mancare l'お雑煮 O-Zōni, una zuppa speciale, a base di mochi, che spesso contiene un altro ingrediente importante, l'alga konbu (che però si può trovare nell'O-Sechi in altre pietanze, non necessariamente nell'O-Zōni; l'alga konbu è uno dei 3 ingredienti fondamentali del dashi, la preparazione alla base di tutta la cucina giapponese). 




Ogni regione ha la propria ricetta di O-Zōni, 




io avendo vissuto a Kyōto ho avuto modo di assaggiare solo quello, ma so da fonti certe che tutte le varietà sono altrettanto buone. Quello di Kyōto si distingue da tutti (come tutto ciò che riguarda questa città, sempre così diversa da tutti^^) per l'utilizzo del miso bianco, una varietà che ha origine proprio a Kyōto e che originariamente veniva prodotto solo per la famiglia imperiale; poi con lo spostamento della dimora imperiale a Tōkyō, i produttori di miso bianco si sono rivolti alla popolazione nell'offerta del loro prodotto, che è diventato elemento indispensabile di tante ricette della cucina kyotese, tra cui, appunto, l'O-Zōni. 



Infatti, nei giorni antecedenti al Capodanno, nei mercati di Kyōto compaiono quantità enormi di miso bianco, che, credetemi, non rimane assolutamente invenduto! Inoltre, mentre nella maggior parte delle ricette di O-Zōni entra un buon numero di ingredienti e verdure, in quello di Kyōto questi ingredienti sono ridotti al minimo, immagino per un'armonia tanto del gusto quanto della vista (la Kyōto ryōri è maniacale nel tener conto di queste cose).

Quando si mangia il mochi contentuto nell'O-Zōni, quanto più questo si allunga nel tentativo di mangiarlo e quanto più tempo ci si impiega per masticarlo, tanto più esso sarà simbolo di longevità.




Una tradizione molto attesa dai giapponesi è quella di aspettare il sorgere del primo sole dell'anno e quindi tante persone si riversano in luoghi privilegiati di osservazione, come la spiaggia o una sommità, dalla quale danno il benvenuto al 元日 ganjitsu o 元旦 gantan, primo giorno dell'anno.
Immagine tipica è quella del sole che spunta dalla cima del monte Fuji.

Infine, tutti i giapponesi in occasione del Capodanno si recano a un santuario o a un tempio a ringraziare la divinità e a pregare per il nuovo anno. Si inizia ad andare al tempio già la sera prima, a molti piace trovarsi al tempio quando le campane rintoccano la mezzanotte, ma tantissime sono anche le persone che vi si riversano invece il primo dell'anno, durante il giorno.
Questo è il santuario di Heian Jingū nella mattina di questo Capodanno.

Qui invece Kitano Tenmangū, dove si possono ammirare anche gli ume molto anticipatamente in fiore, come vi ho già accennato qualche giorno fa







Ancora una curiosità kyotese. L'ultimo dell'anno, chiamato in giapponese 大晦日 Oomisoka, si tiene presso il santuario di Yasaka Jinja il rito dell'おけら参り (Okera mairi): vengono accese due lanterne utilizzando le radici di una pianta chiamata okera, che si crede abbia il potere di respingere le energie maligne; l'usanza vuole che poi la gente porti a casa piccoli pezzi di corda accesi con il fuoco delle lanterne, per accendere il fuoco o altre lanterne in casa dando così il benvenuto al nuovo anno e tenendo lontana l'energia negativa.




Il benvenuto al nuovo anno però non si esaurisce con il giorno di Capodanno, ma continua, a Kyōto, con altri eventi, in particolare rappresentazioni di tradizioni di epoca Heian, come partite di kemari nel 蹴鞠始め kemari hajime a Shimogamo Jinja,






o rappresentazioni nō a Yasaka Jinja, come il かるた始め Karuta Hajime, un gioco a carte, anche questo giocato principalmente da donne, che rievoca l'atmosfera dello Hyakunin Isshu, perché è un gioco a carte un po' speciale: le carte sono 100 come le poesie dello Hyakunin Isshu e dietro ogni carta c'è scritta una poesia della celebre antologia. In realtà, ogni poesia è divisa in due parti, che dovranno essere lette da due persone diverse: una è una persona che ha il compito specifico di leggere la prima parte di una poesia e la seconda parte dovrà essere letta dalla persona che ha pescato la carta con la poesia in questione. Il gioco consiste quindi nel trovare il più velocemente possibile la carta che contiene la poesia di cui la persona incaricata di leggere ha letto appunto la prima parte. I partecipanti sono tutti abbigliati in coloratissimi costumi di epoca Heian.


Qui trovate un video del Karuta Hajime di quest'anno: click 

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